PROSSIMI EVENTI
 
NOVITÀ




 
 
 
 
CHI SIAMO
DOVE SIAMO
PROSSIMI INCONTRI
ANNUARIO
VITA COMUNITARIA
CM BOX
PARLIAMO DI...
TESTIMONIANZE
CONTATTACI
LINKS
POST@
 
«   Settembre  2010   »
L M M G V S D
    1 2 3 4 5
6 7 8 9 10 11 12
13 14 15 16 17 18 19
20 21 22 23 24 25 26
27 28 29 30
 
.:: PARLIAMO DI... » IL MURO DI DIVISIONE ::.


IL MURO DI DIVISIONE

di don Fabio Bartoli, Referente Ecclesiale della Comunità Maria

Una delle immagini più forti che il pellegrino riporta con sé dalla Terra Santa è quella del muro costruito dallo stato di Israele per separare i Territori Palestinesi. Muro che i pellegrini sono costretti ad attraversare per recarsi a Betlemme.

Ogni volta che ascolto il brano della lettera agli Efesini che dà il tema al nostro convegno penso a quel muro terribile. È un muro doppio, alto nove metri, elettrificato e sorvegliato da cani e uomini armati, cupo e inattaccabile come la parete di un immenso carcere a cielo aperto, che segrega uomini e donne, affetti e speranze, sogni e famiglie.

Certamente S. Paolo ha in mente un muro metaforico quello che separa i Giudei dai Gentili, un muro che lui, uomo di due culture, percepiva certamente al centro della sua stessa anima.

Non credo però che sia illegittimo allargare questa immagine, fino a racchiudere ogni divisione, ogni inimicizia, quanti muri di divisione infatti attraversano la nostra società, muri come quello di Betlemme, impenetrabili e invalicabili, al di là dei quali non si vuole o non si sa più comunicare, muri che innalziamo per tenere fuori l'"altro", lo straniero, improvvisamente diventato un nemico, nell'illusione di proteggerci, senza accorgerci che spesso (come i protagonisti di un bel racconto di E. A. Poe) abbiamo in noi stessi la malattia che ci uccide, malattia che nessun muro può fermare.

Muri da ogni parte, e appena ci si distrae un attimo ne sorgono di nuovi, in politica, in famiglia, al lavoro, dovunque. Ma quando, quando crolleranno questi muri?

S. Paolo dice che il muro di separazione è l'inimicizia (Ef. 2,13), cioè il considerare l’altro un nemico. Ma da dove viene tutta questa aggressività? Cosa ci rende così spaventati da vedere nemici dappertutto? Perché non riusciamo a vedere l'altro come un amico o un fratello e in definitiva come un'opportunità, ma riusciamo a vedere in lui solo un rivale e quindi in definitiva una minaccia?

S. Giacomo ci spiega che la rivalità nasce dalla cupidigia: "Da che cosa derivano le guerre e le liti che sono in mezzo a voi? Non vengono forse dalle vostre passioni che combattono nelle vostre membra? Bramate e non riuscite a possedere e uccidete; invidiate e non riuscite ad ottenere, combattete e fate guerra!" (Gc. 4,1-2). Anche nella vita di S. Franceso c'è un episodio che illumina molto bene il nesso tra inimicizia e ricchezza, al vescovo di Assisi che gli domanda perché lui e i suoi frati non vogliano possedere nulla Francesco risponde che se avessero qualcosa avrebbero bisogno anche di armi per difendere ciò che hanno aggiungendo poi "è dalla ricchezza che provengono questioni e liti, e così viene impedito in molte maniere tanto l'amore di Dio quanto l'amore del prossimo. Per questo non vogliamo possedere alcun bene materiale a questo mondo" (Fonti Francescane 1438).

Così a ben guardare comprendiamo che i muri che attraversano la nostra società e che dividono gli uomini tra loro sono figli di un altro muro, nascosto, meno evidente, ma non meno pericoloso, poiché è il muro che più di tutti ci tiene prigionieri, quello che ci separa da noi stessi e, alla fine dei conti, da Dio.

Sì, prendiamone atto, c'è un muro che ci separa da noi stessi, che ci tiene in esilio dal centro della nostra vita, impedendoci di metterci in contatto con le nostre aspirazioni e i nostri desideri più profondi, così che i nostri desideri e le nostre speranze, come pecore impazzite senza pastore, vanno sparpagliandosi in ogni direzione e finiscono con il lottare tra loro, impedendoci di trovare la pace. Questo muro che ci separa da noi stessi ci separa anche da Dio, perché è laggiù, in quel centro della nostra persona che abbiamo segregato che Egli abita, ed è là e solo là che lo potremo incontrare. Fintantoché restiamo da questa parte del muro l’immagine di Dio è sbiadita e la sua voce suona flebile.

Per questo non siamo uomini di pace e non siamo in pace. Non c'è pace tra noi perché non c'è pace dentro di noi e non potrà esserci pace finché uomini pacificati con se stessi non si incontreranno al di sopra dei muri e potranno parlarsi e ascoltarsi e condividere gioie e speranze, attese e paure. E come potrà esserci pace in noi stessi fintantoché separati dal nostro cuore, dal nostro centro, non saremo capaci di ascoltarlo? Una vecchia battuta, risalente al tempo di Eltsin e Clinton, diceva "quale pace potrà venire al mondo da un alcolizzato e un adultero?"

Eppure Gesù ha abbattuto nella sua carne questo muro di divisione (Cfr. Ef. 2,14-15) e per questo Paolo può dire "Pace a voi". Lui è la nostra pace, perché ha fatto dei due un solo popolo e ha fatto un uomo nuovo dai mille uomini che si agitavano in lotta dentro di noi, ripristinando l'unità, che è la via della pace, unità tra i popoli, unità nella Chiesa, unità nell’anima di ciascuno di noi.

Come si compie questa unità? Come Gesù abbatte il muro di separazione?

Nel Vangelo di Giovanni Gesù dice «Io, quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me» (Gv. 12,32) ed è così che Egli crea l'unità, per attrazione, non con la sua forza, ma con la sua grazia, non con la legge, ma con il dono. Per questo dice che la pace che Egli dà è diversa da tutte le altre (Cfr. Gv. 14,27), perché non è la semplice assenza di guerra, ma piuttosto una condizione nuova, in cui tutte le potenze dell'uomo non sono più in conflitto tra loro, ma tutte sono affascinate da Cristo e quindi rivolte a Lui. Se siamo resi dallo Spirito capaci di amare Gesù "con tutto il cuore, con tutta la mente e con tutte le forze" allora il cuore, la mente e le forze non sono più in conflitto tra loro, ogni nostro desiderio, ogni nostra speranza, ogni nostra energia spontaneamente trova in Gesù il suo Omega e si orienta a Lui, cosicché tutto in noi vuole Lui solo, tutto in noi Lui solo attende e tutto ciò che facciamo lo facciamo per Lui e in vista di Lui.

È così stroncata alla radice quella cupidigia che è l’inizio di ogni inimicizia, quella che costruisce i muri che tolgono la pace. È così che finalmente ci sarà pace nel cuore e dal cuore la pace dilagherà attorno a noi, nel mondo in cui viviamo. Saremo finalmente pacificati e pacificatori.



 
W3C XHTML Compliant W3C CSS compliant WAI-AA compliant
Lingua italiana Under construction Under construction Under construction